Memorie del presidente

scritto da davi55
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Testo: Memorie del presidente
di davi55

“Il presidente del seggio è nominato dal presidente della corte d’appello.”

Ora, non so dirvi con precisione, quando e come fui preso da questa passione. E’ vero, una volta molti anni fa mi trovai, lo ammetto non certo per caso, ad assistere come scrutatore, quel giorno si votava per i dieci referendum, a tutto il processo legato a un’elezione. Ho deciso di essere sincero così non nasconderò il piccolo screzio che ebbi con la presidente, una ragazza che, data la mia ostinazione era dell’avviso di rivolgersi agli agenti presenti nel seggio elettorale. Quella sola paventata minaccia mi provocò innanzitutto un rossore di vergogna e una specie di leggera palpitazione del cuore, come succede per un piccolo spavento. Certi concetti astratti, tipo l’autorità, si comprendono soltanto quando si ha una misura quasi certa del loro effetto, piacevole o spiacevole che sia. Il ricordo più duraturo che questo fatto lasciò, fu la piccola somma che ricevetti, finita quella, anche il ricordo perse colore e per molto tempo rimase sepolto sotto la montagna d'insignificanti atti e incombenze che costellano la vita di ognuno.

Eppure c’è qualcosa che ci muove, che ci spinge, come la promessa di una fioritura sempre possibile. Così quando mi fu proposto di essere un osservatore esterno, il rappresentante di una piccola lista presente alle elezioni: accettai subito. Mi applicai in quel compito ben più del necessario, con scrupolo e pignoleria. Mi sentivo fiero di quel pezzetto di cartone chiuso dentro una custodia trasparente di plastica che portavo sul mio petto per mezzo di una lucente molletta di metallo. Mi sentivo in un flusso, appartenevo a qualcosa. Avevo il diritto non solo di osservare la raccolta, ma anche lo scrutinio dei voti. Qualche giorno dopo ricevevo una piccola somma, una mancetta della quale avrei dovuto vergognarmi e che non avrei mai dovuto accettare, ma chi non si è mai trovato, almeno una volta nella vita, nella triste necessità?

La stessa persona, tempo dopo mi chiese se fossi disposto a essere un presidente di seggio? Logicamente accettai, con il fatalismo che fosse un’eventualità talmente remota che non sarebbe mai accaduta. Date pochissime probabilità a un avvenimento e questo, magari a distanza di anni, accadrà, così quando una mattina rispondendo al citofono, dalla’altra parte ho ascoltato: “corte di appello di XXXXX”, quasi mi è crollato il mondo addosso. Certo, mi sono detto, tutto quel mio passare da un lavoro occasionale a un altro allo stesso modo mal retribuito, lo scontento della mia famiglia per la mia incostanza e mancanza di applicazione, il mio inconsulto stile di vita doveva essere risuonato fino alle orecchie dei magistrati. Esso era talmente inaudito da aver saltato tutti i gradi giudizio e richiedere da subito il parere della massima corte. Scesi le scale di fretta, incontro a un destino oramai ineluttabile. Giunto al portone provai ad abbozzare un sorriso, ero pronto al peggio, ma venne fuori una specie di sogghigno, mossi dei passi incerti, i miei piedi non volevano saperne di sollevarsi. Niente di tutto questo. Il cancelliere m'invitava a recarmi a tale indirizzo un certo giorno per ritirare la mia nomina: ero un presidente di seggio. Mi recai per la prima volta ad assolvere quel compito pieno di entusiasmo ma finì in una gran confusione dalla quale riuscii a uscire, non so nemmeno io, come.

 

 “Il presidente è incaricato della polizia dell’adunanza”

Cito questa frase non perché mi voglia dare importanza, solamente perché contiene una bellissima, desueta parola: adunanza. Senza farla troppo lunga, dirò soltanto che significa “essere uno”. Come si è potuto perdere l’uso di questo lemma, del suo significato? Quale altra parola l’ha sostituito? In verità nessun’altra parola ha questa gentilezza nell’esprimere semplicemente, cito alla lettera il vocabolario italiano più gettonato, il seguente concetto: “L’adunarsi ordinato di persone, di solito in locale chiuso, per discutere intorno a questioni d’interesse comune.” Eppure come doveva essere cara, questa parola, alle persone che hanno scritto queste meticolose disposizioni e regole, tanti anni fa. Il fatto che per loro fosse stata indispensabile, impossibile da sostituire con un’altra, dice tanto sull’ingenuità, in senso buono intendo, dei loro estensori.  

Casi anomali nel corso della votazione

Agli appassionati della materia dico, ci troviamo al capitolo diciassette, nel quale sono descritte varie casistiche concernenti all’espressione del voto. Se queste siano state soltanto previste, oppure descrivano fatti realmente accaduti non è dato di saperlo, perciò prendiamole per buone, in ogni caso. Il primo paragrafo recita così: elettore che è allontanato dalla cabina. Quale può essere la ragione? C'è spiegato: “ se l’elettore indugia artificiosamente nell’espressione del voto.” Questo è un concetto molto vago, che posso garantire, non ho mai avuto bisogno di applicare. Ammettiamo per assurdo che ciò avvenga, in questo caso: “L’elettore non è riammesso a votare se non dopo che hanno votato tutti gli elettori presenti.”

Il secondo caso illustrato è: elettore che consegna al presidente una scheda mancante del bollo della sezione o della firma dello scrutatore. Dato che le schede, quando sono consegnate all’elettore, sono già timbrate e firmate, cestiniamo questo come caso impossibile. Alla stessa stregua tratterò il caso dell’elettore che non consegna la scheda, però in quest'occorrenza dovrà essere denunciato all’Autorità giudiziaria. L’elettore che non vota nella cabina, oltre alla difficoltà dell’atto in sé, vedrà la sua scheda annullata: in questo caso rientra il telefonino o “altre apparecchiature.” Di quanto accaduto, il presidente dà idoneo resoconto nel verbale.

L’elettore che riconsegna una scheda deteriorata, ebbene questo è un fatto del quale sono stato testimone, certo non al momento del voto, bensì al momento del conteggio. Una volta qualcuno ha ripiegato accuratamente all’interno della scheda, una fetta di mortadella. Un’altra volta vi ho trovato due fette di salame, e in entrambi i casi, possiamo considerare l’unto, un danneggiamento. L’elettore che non riconsegna la matita copiativa è semplicemente una persona distratta, oppure un cleptomane.

“La carica di presidente è obbligatoria”

 Ora che sono trascorsi molti anni e molte elezioni da quel giorno, ancora adesso non so con certezza che cosa mi spinga ad affrontare quello che io considero alla stregua di un mare: perché sono così tante le parole contenute nel libretto delle istruzioni, altrettanti i verbali e i fogli da leggere e firmare. Gli elettori sono la pressione che gonfia le vele della vostra piccola imbarcazione e la spingono fino alla chiusura del seggio. Certo la compagnia dei bambini, per combinazione mi trovo in una scuola dell’infanzia, anche se non presenti fisicamente resta, con i loro disegni appesi alle pareti, i loro piccoli banchi, i loro zainetti ordinati sull’attaccapanni. Che cosa ci terranno dentro? Se non altro ci ricordano di essere umili e che nella vita, ci sia sempre da imparare. Dovreste vedere che bellissimi elefanti, e tartarughe hanno disegnato, le loro prove sono attaccate alla parete e fanno una gran figura. Vogliamo dire della “giornata della gentilezza”, che sono tanti cuori rossi, non tutti della stessa misura, appiccicati su un cartoncino Bristol, e allora facciamo che sia ogni giorno.

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